Alimentazione

Il documento contiene una serie di articoli che il Dr. Arcelli ha scritto per la Federazione:

  1. LA VERDURA, IL BENESSERE E L’EFFICIENZA FISICA.

Se si vuole fare una graduatoria degli alimenti che sono più utili per il benessere e per l’efficienza fisica, le verdure sono ai primissimi posti. Già i nostri nonni lo dicevano: per garantirci la salute (di oggi e di domani), è bene mangiare tanta verdura. Anche le indagini sulle popolazioni più longeve lo hanno confermato da alcuni anni; i centenari di Okinawa (l’isola giapponese i cui abitanti hanno la vita media più lunga del mondo e hanno una ridotta incidenza della maggior parte delle malattie), per esempio, ne consumano ben 900 grammi quotidiani!

L’IMPORTANZA DEI MINERALI, DELLE VITAMINE E DEI POLIFENOLI. – Oggi, in ogni caso, gli scienziati ci possono spiegare come mai i prodotti dell’orto favoriscono il benessere. Non c’è un solo motivo, ma vari. Tutte le verdure, innanzitutto, apportano sostanze utili per il benessere: le vitamine, i minerali, le fibre ei polifenoli Questi ultimi sono sostanze presenti soprattutto nelle verdure colorate (di verde, di giallo, di rosso, di arancione, di viola…). Sebbene i polifenoli siano sempre contenuti in quantitativi apparentemente insignificanti, spesso inferiori al milligrammo per ogni chilo di peso, i polifenoli hanno molti pregi: combattono l’infiammazione e ci proteggono dai radicali liberi, molecole molto aggressive che sono causa o concausa di molte malattie. Le verdure, in più, determinano una riduzione dei livelli nel sangue del colesterolo una sostanza che, se è in eccesso, può provocare malattie anche gravi in alcune persone.

Si noti che i polifenoli, oltre che nelle verdure, si trovano anche in altri alimenti di origine vegetale, come la frutta (specie nei frutti di bosco, come il mirtillo, la mora, il lampone), ma anche nell’olio extra vergine d’oliva, nel the (specie quello verde) e in alcune spezie, a partire dal curry.

L’UTILITA’ DELLA VERDURA NEGLI ATLETI. – Nella mia esperienza di tanti anni nello sport ho constatato che chi non mangia né verdura, né frutta ha una tendenza aumentata ad incorrere negli infortuni, proprio perché, a fronte dell’allenamento che determina un enorme aumento del livello nell’organismo di alcune sostanze che elevano lo stato infiammatorio dell’organismo, non c’è l’assunzione di questi polifenoli che, da tale punto di vista, risultano senz’altro protettivi.

Negli ultimi anni, poi, si è visto che alcune altre sostanze contenute nelle verdure (soprattutto negli spinaci, nella lattuga, nelle coste, nella barbabietola rossa, nelle zucchine, nel sedano e nel cavolo) hanno la capacità di migliorare gli atleti dal punto di vista dell’utilizzo dell’ossigeno da parte dei muscoli e, perciò, conferiscono loro una maggiore resistenza allo sforzo.

Se, insomma, mangiare verdura fa bene a tutti, l’abitudine a consumarne una buona quantità in tutti i pasti principali può aiutare l’atleta ad infortunarsi un po’ meno e a migliorare le sue prestazioni.

Sono soltanto pochi gli ortaggi che non possiedono tutti questi pregi, in particolare le patate.

  1. LA PRIMA COLAZIONE

Tutti i giorni va fatta una buona prima colazione. Durante la notte, infatti, dal glicogeno del fegato vengono via via staccate le molecole di glucosio che passano nel sangue per mantenere costante la glicemia (ossia il tasso di glucosio nel sangue). Ma questo provoca anche l’impoverimento delle scorte di glicogeno epatico. La mattina dopo, dunque, può succedere che, ad un certo punto, la glicemia (proprio perché è poco glicogeno nel fegato) tenda ad abbassarsi e che, di conseguenza, già a metà mattinata si abbia una diminuzione dell’efficienza fisica e mentale, con un calo – di cui non ci si può rendere conto – delle prestazioni, da quelle scolastiche, a quelle di efficienza sul lavoro, a quelle, negli atleti, muscolari, organiche, coordinative e di prontezza dei riflessi. Di notte, con la respirazione, si perde anche una certa quantità di acqua che va reintegrata.

IL CONTENUTO DELLA PRIMA COLAZIONE. – Sono molte le combinazioni possibili dei cibi nella prima colazione. Non dovrebbero mancare mai una bevanda, dei carboidrati, ma anche un po’ di proteine. Come bevanda si può scegliere il the, il caffè o il latte. Se si prende il latte, si ha anche l’apporto di un po’ di proteine, utilissime in chi pratica regolarmente sport. Questo apporto di proteine può essere costituito anche da yogurt, oppure da ricotta, da una piccola porzione di formaggio grana o da una fetta di prosciutto sgrassato o da due fette di bresaola. L’apporto di proteine (non certo un grandi quantità) è soprattutto importante per chi pratica specialità (lanci, saltai, velocità, ostacoli) in cui è importante la forza. Quanto ai carboidrati, è sempre meglio non esagerare con le quantità; si può optare per pane o fette biscottate con un velo di marmellata o di miele. Pochi biscotti possono anche andare bene, non però molto ricchi di grassi, come quelli farciti con creme. La frutta va molto bene; è preferibile scegliere quella fresca, nostrana e di stagione. In inverno vale la pena prendere gli agrumi a spicchi piuttosto che quelli spremuti; i succhi di arancia o di pompelmo (senza aggiunta di zuccheri) possono essere presi nelle stagioni in cui non ci sono più gli agrumi freschi. Sono sconsigliati i succhi di frutta e i the già pronti, gli uni e gli altri sono di solito molto ricchi di zucchero. Se si ha sete, si può prendere acqua liscia o con gas a volontà.

LA COLAZIONE PRIMA DELL’ALLENAMENTO O DELLA GARA. – Se si fa allenamento in mattinata, deve essere sufficientemente lungo l’intervallo fra la fine della prima colazione e l’inizio della seduta. In genere ci si rende conto da soli di quanto tempo occorre per avere la “digestione gastrica”, ossia il transito dallo stomaco dei cibi assunti. Se c’è la gara, quel minimo di tensione nervosa che essa determina fa sì, di solito, che sia maggiore la permanenza dei cibi nello stomaco; va dunque allungato l’intervallo fra la fine della prima colazione e l’inizio dell’attività. La prima colazione, in ogni caso, va fatta, al fine di evitare quei cali di efficienza dei quali si è detto; va ridotta, però, la quantità dei cibi rispetto al solito se di solito è molto abbondante. Va considerato, poi, che ci sono cibi controindicati prima dell’allenamento o, a maggior ragione, della gara, per esempio le brioches e le merendine, cibi molto poco sani. Anche il caffelatte non va preso, specie vicino all’impegno fisico.

  1. I CIBI AMIDACEI RAFFINATI

Tutti sappiano che è bene evitare le grandi quantità di bevande o di cibi ricchi di saccarosio, ossia dello zucchero che si usa di solito a casa o al bar. E’ per questo motivo che – soprattutto chi vuole dimagrire oppure vuole restare in forma, efficiente e magro – è bene che non beva (se non di rado e sempre in quantità contenuta) bevande dolci quali coche, aranciate e the già pronti e che, al tempo stesso, non mangi in abbondanza caramelle, dolci e così via. Pochi, però, sanno che effetti del tutto identici al saccarosio hanno sul nostro organismo gli eccessi di cibi amidacei raffinati, quali pane bianco, cracker, grissini, fette biscottate, riso, cereali per la prima colazione, patate e così via. Questi cibi sono ricchi di amidi e poverissimi di fibre. L’amido è costituito da molte migliaia di molecole di glucosio legate l’una all’altra; essendoci in questi cibi poche fibre (che di solito rallentano notevolmente i processi digestivi), risulta piuttosto veloce la digestione, grazie a cui le singole molecole di glucosio si liberano ed è così rapido il loro ingresso nel sangue. Questo fa sì che si innalzi rapidamente la glicemia che è, appunto, il tasso di glucosio nel sangue.

I CIBI AD ALTO INDICE GLICEMICO. – Vengono definiti cibi ad alto indice glicemico i cibi (elencati poco fa) che determinano un rapido aumento della glicemia. Prendere questi alimenti, in pratica, ha sull’organismo gli stessi effetti che si hanno quando si mangia zucchero da cucina con un cucchiaino! In effetti l’aumento della glicemia (a parità di grammi di carboidrati contenuti) si alza nella stessa misura o, addirittura, ancora di più, e, come reazione a questo, il pancreas menda nel un ormone, l’insulina, che è in una quantità minore o maggiore a seconda che la quantità di questi cibi sia poca o elevata. E, si badi, sia gli alti livelli di glicemia, sia quelli di insulina – oltre a favorire l’ingrassamento – non fanno per niente bene al nostro organismo, specie quando si ripetono di frequente.

COME CI SI DEVE COMPORTARE ALLORA? – I carboidrati sono importanti e vanno consumati in ogni pasto, specie se ne consumiamo in abbondanza con l’allenamento. Delle bevande e dei cibi di cui si è parlato. Comunque, è bene non prenderne grande quantità in una volta sola. Se, per esempio, si inizia il pranzo o la cena con un piatto di riso, non è il caso di mangiare poi anche del pane o del dolce o di bere una coca o un’aranciata, soprattutto se vogliamo dimagrire, restare magri o avere l’efficienza fisica migliore. La scelta peggiore è senz’altro quella di prendere d’abitudine quelli che sono chiamati alimenti spazzatura come patatine, merendine e bevande dolci.

  1. Come distinguere i cibi ricchi di proteine da quelli ricchi di carboidrati

Di solito non costituisce un problema capire che un alimento è ricco di grassi. Tutti sanno, per esempio, che lo sono il burro, i vari tipi di oli, la parte bianca del prosciutto o dello speck e così via.

Qualche volta, invece, non è facile conoscere quali sono gli alimenti ricchi di proteine o quali sono quelli ricchi di carboidrati. Per questo motivo ho tradotto (liberamente) una breve filastrocca – un po’ naif – dall’inglese in italiano. Eccola:

Se cammina,

è proteina;,

se nel terreno è nato,

sta pur certo: è un carboidrato!

Che cosa si vuole dire in pratica?

Significa che tutto quello che cammina o che comunque si muove da solo (che vola, che nuota…), quello insomma, che deriva dal regno animale, fornisce soprattutto proteine. A fornire proteine, dunque, sono la carne dei bovini, dei suini, del pollame e così via; i prodotti della pesca (il pesce, i molluschi e i crostacei); e anche le uova (che vengono prodotte dalla gallina, dalla tacchina, dall’anitra…) e il latte e i lattcini (che provengono dalla mucca, dalla capra o dalla pecora).

Quello che nasce nel terreno e quindi deriva dal regno vegetale, invece, dà soprattutto carboidrati. Si pensi ai cereali (frumento, riso, mais, avena…), ai legumi (fagioli, piselli, lenticchie, ceci) ed anche alla frutta e alla verdura. Fra la frutta e la verdura ci sono alimenti che di carboidrati ne danno molti (banana, caco, patata…) e altri (i vari tipi di insalata, le zucchine, i fagiolini…) che ne danno pochi.

Ci sono poche eccezioni a quanto dice la filastrocca. La soia, per esempio, nasce nel terreno, ma – oltre ai carboidrati – apporta una buona quantità di proteine, in una percentuale superiore a quella degli altri legumi, nei quali le proteine sono sempre presenti, ma sono di qualità poco buona e in in quantità nettamente minore a quella dei carboidrati. Il miele, invece, è prodotto dalle api, le quali, però, utilizzano come materia prima prevalentemente il nettare succhiato dai fiori, dunque di origine vegetale.

  1. L’olio extra vergine d’oliva.

Fra gli alimenti che in Italia vengono consumati abitualmente, ce n’è uno al quale spesso non viene data alcuna importanza o che addirittura viene considerato nocivo, ma che al contrario favorisce la salute e il benessere presenti e futuri, specie di chi pratica sport a livello agonistico e, dunque, si allena intensamente. .E’ l’olio extra vergine d’oliva, di gran lunga il miglior condimento possibile, sia quando venga utilizzato crudo, sia quando sia usato per cuocere.

Subito va detto che i grassi contengono sempre molte calorie e, quindi, devono essere consumati in quantità limitate da parte di chi debba dimagrire o che voglia mantenersi magro. Costoro, dunque, dovranno stare attenti a non consumare in grande quantità l’extra vergine d’oliva; ma anche per loro vale la regola che, quando si deve condire, si deve scegliere questo olio e nessun altro.

Oltre a non contenere sostanze con i difetti tipici di altri grassi, infatti, l’olio extra vergine d’oliva ha molte virtù assai importanti. Per prima cosa è ricco di vitamina E, efficacissimo antiossidante. In più contiene altre sostanze molto salutari. Si tratta di polifenoli, molecole che, anche in quantità minime, esercitano azioni importanti nel nostro organismo. La prima di queste è l’idrossitirosolo, molto efficace contro i radicali liberi, cause di disturbi e malattie di vario tipo; contro di essi l’olio extra vergine d’oliva, fresco o ben conservato, é dieci volte più efficace del the verde, dei cui pregi si è parlato molto in questi anni.

La seconda è l’oleocantale, dotato di notevoli capacità antinfiammatorie, maggiori di quelle di certi farmaci antinfiammatori che, però, hanno spesso anche pericolosi effetti collaterali. L’oleocantale è più abbondante i quegli oli appena spremuti che sono aspri, quelli che “attaccano in gola”.

E’ proprio la presenza dell’idrossitirosolo e dell’oleocantale a rendere l’olio extra vergine d’oliva vantaggioso per chi, facendo tanta attività fisica. deve combattere radicali liberi e infiammazione.

Non lasciatevi ingannare da chi suggerisce di preferire gli oli di semi, sostenendo, per esempio che sono “meno pesanti”; in realtà l’impegno digestivo è del tutto simile; lo stesso vale per il contenuto calorico. Pur essendoci di sicuro molte differenze fra un olio extra vergine e l’altro, già il fatto di consumare questo tipo di olio va molto meglio che ricorrere a oli di semi, di solito caratterizzati da pochi pregi e spesso da gravi difetti.

  1. L’ATLETA VEGETARIANO.

I vegetariani non mangiano alcun tipo di carne, intendendo il termine “carne” nel senso più ampio, comprendendo cioè non solo le carni fresche, ma anche quelle conservate (prosciutto, bresaola, carne in scatola…) e anche i prodotti della pesca, cioè i pesci, i molluschi e i crostacei. Essi, però, mangiano uova, latte e derivati del latte (formaggi, yogurt). I vegani (chiamati anche vegetaliani, con una “l” invece della “r” rispetto ai vegetariani), invece, si astengono anche da uova e latticini.

Si può essere vegetariani (o vegani) e, al tempo stesso, avere l’efficienza fisica che consente di essere buoni atleti?

In passato ho seguito due atlete che lo erano: un’ottima maratoneta e una sciatrice che ha vinto l’Olimpiade. Dunque è possibile essere vegetariani ed eccellere nello sport. Ma ad una condizione: che si conosca bene come ci si deve alimentare correttamente, senza incorrere, insomma, in carenze di qualche nutriente. Chi, per esempio, magari dopo aver letto un articolo su un settimanale, elimina dalla sua alimentazione le carni senza apportare alcun correttivo all’alimentazione precedente, va incontro entro pochi mesi a carenze di vitamine, di proteine e di altri nutrienti. Soprattutto già entro alcune settimane spesso diventa anemico, poiché all’organismo arriva troppo poco ferro. Il ferro presente nei vegetali (ferro non-eme), infatti, viene assorbito in minima percentuale, ossia – nella migliore delle ipotesi – per il 3%, mentre con quello delle carni (ferro eme) si supera anche il 30%.

Quali vantaggi ci sono a seguire la dieta vegetariana?

I suoi adepti sostengono che si hanno chiari benefici per la salute e, in particolare, che ci si ammala di meno e si ha una vita più lunga. Questo è vero se il vegetariano che si alimenta bene viene confrontato con la media delle persone “carnivore”. Ma questi vantaggi scompaiono del tutto se lo si paragona con gruppi di “carnivori” che hanno le sane abitudini di vita che caratterizzano di solito i vegetariani, vale a dire il fatto di non fumare, di non essere sovrappeso, di non eccedere con gli alcolici, oltre che di mangiare d’abitudine verdura e frutta. Alcuni vegetariani, poi, tendono di solito a consumare una quantità eccessiva di carboidrati, anche di quelli che sono meno sani e che quando siano presi spesso e in abbondanza, favoriscono l’instaurarsi di varie malattie, cioè quelli amidacei e raffinati, come il pane, il riso, i cereali del mattino, le merendine e così via.

Un’ultima considerazione riguarda la creatina. L’uomo, infatti, ne perde ogni giorno poco più del 2% di quella che possiede. Circa la metà la sa rifabbricare, mentre il resto lo assume di solito con le carni. Succede così che l’atleta vegetariano, non assumendone per niente con i cibi, ha nei muscoli una quantità ridotta (anche di oltre il 30%) di creatina e, dunque, è meno efficiente nello scatto e nel recupero successivo ai momenti di maggiore impegno.

  1. L’importanza dell’acqua per l’atleta.

Chi pratica abitualmente sport, deve bere tanta acqua. Lo deve fare sempre, ma soprattutto nei periodi più caldi dell’anno. La disidratazione (ossia la carenza di acqua) mentre si sta facendo attività fisica, del resto, è una delle cause di ridotta efficienza fisica, anche quando in apparenza si è persa una quantità non estremamente elevata di acqua, pari, per esempio, al 2% del peso corporeo, ossia a circa 1200 grammi in un ragazzo che pesa 60 chilogrammi.

Ma alcune ricerche hanno dimostrato che una carenza di acqua è nociva anche se é lontana dalla seduta, soprattutto quando avviene nelle fasi in cui si deve recuperare e in cui nell’organismo avvengono quei cambiamenti che l’atleta ricerca proprio attraverso l’allenamento. Si pensi, per esempio, all’aumento della massa muscolare se si è fatto lavoro per la forza; o alla produzione di quei corpuscoli che si chiamano mitocondri se si è fatto lavoro aerobico e così via. E’ proprio grazie a questi cambiamenti che si ottiene un miglioramento delle prestazioni. Se, però, nelle fasi successive all’allenamento c’è poca acqua nel corpo, non avviene una parte di queste modificazioni migliorative e l’allenamento risulta essere meno efficace di quello che avrebbe potuto essere.

E’ vero, poi, che l’acqua va sempre presa con poco sodio?

Negli ultimi anni, molte pubblicità hanno enfatizzato l’importanza di bere acqua molto povera ditale minerale, sostenendo che, come minimo, essa determina ritenzione idrica e arrivando in qualche caso a far credere che il sodio faccia ingrassare. E’ tutto falso. La ritenzione idrica può essere abbondante soltanto in chi ha problemi renali, circolatori o cardiaci; può essere fino ad alcuni ettogrammi nella donna in alcune fasi del ciclo mestruali, ma in tutti gli altri è sempre contenuta e, se è dovuta all’assunzione di un eccesso di sodio, è transitoria, dato che il nostro organismo ha la capacità di ritrovare i giusti equilibri nel giro di alcune ore o, raramente, in poche decine di ore.

Per chi fa sport, poi, il sodio è il minerale che si perde in maggior abbondanza con il sudore. In ogni litro di esso, infatti, ci sono da un grammo a un grammo e mezzo di sodio, da 0,15 a 0,20 grammi di potassio e circa 0,01 grammi di magnesio.

Di solito chi suda molto, nei pasti successivi istintivamente tende ad assumere più sodio attraverso il sale, ossia usa di più il salino e scegli i cibi più salati, grazie a quel fenomeno che si chiama “fame selettiva” (in questo caso, appunto, si scelgono i cibi con una maggior quantità di sodio). In alcuni atleti, però, questo non succede e la cosa può costituire uno svantaggio. Alcuni studiosi, proprio per questo motivo, suggeriscono di prendere. dopo un allenamento in cui si è sudato molto, una porzione di formaggio, per esempio di grana, proprio perché questo fa assumere sodio e, al tempo stesso, aumentando la sete, favorisce l’assunzione di acqua e, quindi, facilita la reidratazione.

  1. Il “cibo spazzatura”.

E’ definito “cibo spazzatura” quello che fornisce un elevato apporto di calorie e che, al tempo stesso, non ha pregi nutrizionali, ossia non fornisce quei nutrienti che sono molto importanti per ogni individuo e, a maggior ragione, lo sono per chi pratica sport, come le vitamine, i minerali, le proteine e – magari in quantità apparentemente piccole (pochi milligrammi), ma comunque importantissime per la salute e l’efficienza fisica – le sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, a partire dai polifenoli.

I “cibi spazzatura” contengono di solito tanto zucchero, tanti amidi raffinati e tanti grassi malsani (oli di semi idrogenati, grassi trans…). Ai primi posti di questa classifica degli alimenti malsani ci sono le bibite dolci (tipo coche, aranciate, the pronti), le patatine (sia quelle in busta che quelle fritte) e le merendine. Subito dopo vengono gli hot dog e gli hamburger imbevuti di tipi di grasso che già di per sé sono pessimi e che per di più sono stati fritti.

Consumare una volta ogni tanto uno di questi alimenti non crea di solito problemi, ma chi li lo fa spesso, invece, rischia di andare incontro – come hanno dimostrato varie ricerche – all’obesità, al diabete e ad altre malattie anche molto gravi. Il giovane atleta che abbonda con i cibi spazzatura, proprio grazie al fatto che si allena con regolarità, normalmente evita questi problemi, ma può incorrere in altri che – per chi pratica sport – sono comunque gravi. Ecco quali sono i principali:

 la difficoltà ad aumentare la propria massa muscolare, anche perché chi mangia tanti cibi spazzatura di solito ha nella dieta poche proteine di buon valore biologico; i mangiatori abituali di cibi spazzatura, del resto, possono essere grossi per via del molto grasso corporeo, ma hanno una muscolatura esile;

 un ridotto miglioramento – a parità di allenamento compiuto – anche di altre qualità fisiche determinate dalla preparazione (si pensi, per esempio, alle varie componenti della resistenza);

 la tendenza ad avere un recupero più lento dai vari tipi di “fatica” prodotti dagli allenamenti,

 una maggior facilità ad ammalarsi (di influenza o di altre malattie stagionali);

 una maggior tendenza anche ad incorrere in infortuni alla muscolatura, ai tendini, alle articolazione e persino alle ossa (fratture da stress).

Per tutti questi motivi. è utile seguire ha un’alimentazione più salutare, ricca di verdura, di frutta e di cibi proteici sani.

  1. Il pollo e la beta-alanina.

Ai tempi delle antiche Olimpiadi si riteneva che la carne bovina fosse il miglior fornitore di proteine per gli atleti poiché si pensava che da essa si potesse ricevere la forza del toro. Oggi si sa che, in realtà, tutti i cibi proteici di origine animale sono validissimi. Lo è, dunque, anche che la carne del pollo che, fra l’altro, una volta che sia stata privata della pelle, è di solito molto magra e che ha pochi grassi “saturi”.

A certi atleti, ma in particolare a quelli che praticano le corse dai 200 m fino ai 3000 m (compresi i 400 m ad ostacoli e le gare con le siepi), per di più, il pollo permette di migliorare gli effetti positivi determinati da certi tipi di allenamento. Essa, in particolare, aiuta costoro a difendersi meglio dagli effetti negativi dell’acido lattico, una sostanza – si badi bene – la cui presenza in abbondanza nel corpo da un lato indica che ci sono stati dei vantaggi per l’organismo, ossia che i muscoli hanno prodotto un bel po’ dell’energia (detta “glicolitica”) che è servita ad essi per lavorare sopra una certa intensità; ma che, dall’altro lato – quando vengono superate certe concentrazioni – limita la prestazione, rendendo i muscoli pesanti e poco esplosivi, in particolare negli sforzi unici ed intensi come, appunto, quelli delle corse della durata comprese fra poche decine di secondi ed alcuni minuti.

A questo proposito, va precisato che l’allenamento specifico fa sì che aumenti l’energia glicolitica che può essere prodotta in gara (con un vantaggio peril risultato cronometrico), sia perché viene neutralizzata una parte dell’acidità dai “tamponi”, sia perché è più veloce la sua uscita dalle fibre e il suo ingresso nel sangue da dove sarà eliminato da vari organi, come cuore, fegato e reni.

Quanto ai tamponi, il più importante fra quelli delle fibre muscolari è la carnosina. Essa non va confusa né con la creatina, né con la carnitina. La carnosina è costituita da due aminoacidi, uno dei quali, l’istidina, può essere fabbricata dal muscolo stesso, mentre l’altro, la beta-alanina deve venire fornito al corpo già come tale. La beta-alanina, però, è contenuta in piccolissima quantità (o è del tutto assente) nella maggior parte dei cibi. E’ soltanto la carne del pollo che ne contiene buone dosi ed è per questo che può essere utile che venga consumata di frequente dagli atleti che praticano sport in cui si produce tanto acido lattico. Essi, a parità di allenamento condotto, possono fabbricare una quantità un po’ maggiore di carnosina e in gara dispongono così di una quantità superiore di energia glicolitica (e, dunque, possono andare un po’ più forte).

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